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Il Rischio Sismico e la Sicurezza delle Costruzioni

Il Rischio Sismico e la Sicurezza delle Costruzioni

Il Rischio Sismico e la Sicurezza delle Costruzioni

L’Italia è una regione altamente sismica. Ad eccezione di alcune aree, dove il rischio sismico è basso, l’intero territorio nazionale è soggetto a fenomeni medio-alti di sismicità. Ma perché avvengono i terremoti? Con quale frequenza? È possibile prevedere dove e quando avverrà il prossimo terremoto?

Causa e distribuzione spaziale dei terremoti

Tutti noi sappiamo che i sismi sono dovuti ai movimenti tettonici della crosta terrestre, secondo la teoria della tettonica a zolle, basata sull’assunto fondamentale che la litosfera è suddivisa in zolle (o placche o blocchi), le quali, scivolando sulla più fluida astenosfera, sono animate da complessi moti relativi, ai quali possono essere fatti risalire gli sforzi che a loro volta generano l’attività sismica. In effetti la distribuzione spaziale dei terremoti (sismicità) non è aleatoria ma, guardandola su scala planetaria, la maggior parte dei sismi si situa alle frontiere delle placche tettoniche. Ne deriva che le aree a maggiore sismicità sono ubicate in corrispondenza delle zone di contatto tra diversi blocchi in moto relativo. I limiti tra le zolle sono inoltre contraddistinti da una serie di lineamenti geologici e geofisici, quali ad esempio attività vulcaniche, fosse oceaniche, catene montuose, variabili in base al tipo di movimento che caratterizza il singolo margine tra le zolle, il quale influisce anche sulle proprietà dell’attività sismica che contraddistingue il margine stesso, come ad esempio livello energetico, profondità dell’ipocentro, etc..

Mappa sismica dell’Italia

In accordo a quanto sopra, prendendo ad esempio a riferimento la distribuzione della pericolosità sismica sul territorio italiano (si veda di seguito la mappa realizzata dall’Istituto Nazionale per la Geofisica e Vulcanologia – INGV), possiamo notare che le pericolosità maggiori si hanno prevalentemente in corrispondenza delle catene montuose per poi andare riducendosi verso la costa. Infatti l’attività sismica italiana si concentra soprattutto sulle Alpi orientali e lungo la catena appenninica, fino alla Sicilia. Solo pochissimi territori possono dirsi caratterizzati da una bassa pericolosità, come la Sardegna.

Il Rischio Sismico

Per comprendere le righe seguenti occorre un breve inciso sulla definizione del Rischio Sismico R, che può essere espresso come il prodotto di tre variabili, P, V ed E:

R = P x V x E

Le tre variabili rappresentano, rispettivamente:

  • P = Pericolosità: probabilità che determinati eventi sismici possano avvenire in un determinato periodo in un determinato territorio;
  • V = Vulnerabilità: propensione di una costruzione ad essere danneggiata da un evento sismico;
  • E = Esposizione: presenza di elementi a rischio (edifici, persone) sul territorio considerato.

Dunque il rischio sismico dipende ed è direttamente proporzionale alla pericolosità del territorio, alla “debolezza” delle costruzioni ed alla presenza di bersagli sul territorio. Ad esempio, un terremoto con bassa magnitudo a Hong Kong (esposizione altissima) può comportare un rischio più alto di un terremoto con magnitudo molto alta che dovesse verificarsi nel deserto (esposizione nulla) oppure in un ipotetico territorio caratterizzato solo da costruzioni nuovissime e realizzate con criteri antisismici (vulnerabilità molto bassa).

Il Rischio Sismico in Italia

Tornando nel nostro Paese, qui abbiamo un’attività sismica prevalentemente superficiale, cioè le sorgenti dei terremoti si trovano in genere nella crosta terrestre e a profondità dell’ordine dei 10 km: per questo anche eventi sismici con magnitudo non molto alta possono essere piuttosto pericolosi. Peraltro, sebbene la pericolosità sismica non raggiunge i livelli di altre regioni della Terra, la vulnerabilità e l’esposizione elevate contribuiscono a determinare un alto rischio sismico. Quindi se viviamo in una delle regioni classificate come sismiche, dobbiamo sapere che è un fatto abbastanza probabile quello di subire un terremoto di dimensioni medie (con magnitudo da 5 a 7), in grado di danneggiare gravemente le costruzioni che non siano state realizzate secondo criteri antisismici.

La magnitudo dei terremoti

Quando si parla di un terremoto non mancano i riferimenti alla relativa magnitudo. Ma cos’è la magnitudo? La magnitudo è un concetto introdotto da Richter per la valutazione delle “dimensioni” dei terremoti, ovvero dell’energia liberata da essi, fondato su elementi oggettivi e direttamente collegati ai fenomeni alla sorgente sismica invece che sulla stima dei loro effetti (misurati ad esempio con la scala Mercalli), i quali notoriamente dipendono anche da una serie di fattori completamente estranei. Si tratta di una grandezza che si ricava dal sismogramma confrontando l’ampiezza massima dell’onda registrata con quella di un terremoto campione, tenendo conto della distanza del punto di misurazione dall’epicentro del terremoto. La quantità di energia liberata dal terremoto si ricava attraverso una formula empirica, che restituisce i valori della magnitudo, espressi come valori adimensionali nella scala Richter. Trattandosi di una scala logaritmica, tra un grado e il successivo c’è una differenza di circa 30 volte dell’energia rilasciata, mentre una differenza di magnitudo pari a 2 è equivalente a un fattore 1000, e una differenza di tre gradi di magnitudo equivale ad una differenza energetica pari a circa 30.000 volte. Questa scala non ha né limite inferiore nè limite superiore; i sismi più significativi in termini di effetti sono quelli con magnitudo superiore a 5, e finora il più grande sisma mai registrato è quello verificatosi in Cile nel 1960 avente magnitudo pari a 9.5.

Qual è il periodo di ricorrenza dei terremoti? È possibile prevederli?

L’analisi statistica della sismicità storica consente di risalire alla frequenza (periodo di ritorno) con la quale un terremoto di una determinata intensità può presentarsi in una data zona. Tale risultato, affiancato da considerazioni di carattere socio-politico effettuate su scala nazionale e basate sulle risorse disponibili per fronteggiare tutti i diversi scenari di rischio (analisi costi-benefici), porta alla definizione del livello di protezione da garantire alle diverse aree (rischio sismico accettabile). Si perviene, in definitiva, alla divisione del territorio nazionale in zone ad uguale pericolosità sismica, realizzando la cosiddetta zonazione sismica. Va però rilevato come in Italia si siano avuti danni significativi anche a seguito di eventi sismici più deboli rispetto a quelli verificatisi in altre parti del mondo. La causa di ciò va attribuita alla vulnerabilità del patrimonio edilizio esistente. Avendo messo in relazione il livello di rischio con i danni, appare a questo punto chiaramente come la concomitanza di una pericolosità medio-alta e di una elevata vulnerabilità producano livelli di rischio significativi.

Negli ultimi mille anni, circa 3000 terremoti hanno provocato danni più o meno gravi. Quasi 300 di questi hanno avuto effetti distruttivi (cioè con una magnitudo superiore a 5.5) e addirittura uno ogni dieci anni ha avuto effetti catastrofici, con un’energia paragonabile al terremoto dell’Aquila del 2009 (magnitudo di 6.3).

Se prendiamo ad esempio la statistica dei terremoti in Campania da fine 1800 ad oggi, abbiamo avuto sei terremoti significativi: precisamente negli anni 1881, 1883, 1910, 1930, 1962 e 1980, quest’ultimo, con epicentro in Irpinia, è stato il più devastante con magnitudo pari a 6.9 e 2914 morti; il più debole ha avuto magnitudo 5.4, epicentro nell’isola d’Ischia, 127 morti ed è avvenuto nel 1881; il meno grave in termini di perdite di vite umane è stato quello del 1962 sempre con epicentro in Irpinia, magnitudo 6.2 e 17 morti. Dunque possiamo notare un periodo di ritorno medio di circa 25 anni. Tuttavia la storia ci dice che, prima del 1881, l’ultimo terremoto in Campania era avvenuto nel 1732, ovvero 150 anni prima.

Quando avverrà il prossimo terremoto?

Nessuno può saperlo, perché potrebbe verificarsi in qualsiasi momento. Sui terremoti sappiamo molte cose, ma non è ancora possibile prevedere con certezza quando e precisamente dove si verificheranno. Sappiamo bene, però, quali sono le zone più pericolose e cosa possiamo aspettarci da una scossa: essere preparati è il modo migliore per prevenire e ridurre le conseguenze di un terremoto.

Consapevolezza della vulnerabilità della propria abitazione

In che modo ci si può dunque preparare? Innanzitutto iniziando col prendere consapevolezza della vulnerabilità della propria abitazione, dei luoghi di lavoro, delle scuole frequentate dai propri figli. Purtroppo, sebbene il nostro Paese sia altamente sismico, la percezione del rischio sismico non è altrettanto radicata negli italiani. Spesso capita di sentire che un cittadino sia convinto che la propria abitazione sia sismicamente sicura semplicemente perché da poco sono state ristrutturate le facciate esterne, o perché la costruzione è nuova in quanto realizzata negli anni ‘50. Ovviamente un lavoro di ripristino delle facciate (rifacimento intonaci e tinteggiatura) non ha nessun nesso con la sicurezza strutturale dell’edificio, così come una costruzione di 70 anni non è nuova.

Con questo non vuol dire necessariamente che tutte le abitazioni di una certa età non siano sicure. Per poterlo dire è necessario che un esperto esegua delle accurate indagini e verifiche. Che sia chiaro, il nostro intento non è fare allarmismo, ma pura sensibilizzazione sui rischi legati ad un fenomeno naturale con cui dobbiamo inevitabilmente convivere.

Adeguamento sismico delle costruzioni esistenti

Alla presa di consapevolezza della vulnerabilità del costruito, dovrebbe quindi seguire un’azione mirata alla verifica statica e, se necessario, alla messa in sicurezza delle costruzioni. Esistono diverse possibilità di intervento per l’adeguamento sismico degli edifici esistenti. Sarà cura del professionista incaricato individuare le tecniche più adatte ed efficaci per il caso specifico e che allo stesso tempo comportino il minor disagio possibile agli occupanti, cercando di ridurre al minimo i tempi, i costi e l’invasività dell’intervento.

Sisma Bonus: incentivo fiscale per l’adeguamento sismico delle costruzioni

Ma quanto costa adeguare sismicamente la propria abitazione? Fortunatamente, la legislazione ci viene in soccorso: gli eventi sismici che negli ultimi anni hanno interessato il nostro Paese hanno portato infatti all’introduzione del Sisma Bonus, strumento fiscale finalizzato all’incentivo di interventi di adeguamento sismico del patrimonio esistente, consentendo importanti detrazioni fiscali sulle spese sostenute.

Il Decreto Rilancio 2020 ha elevato al 110% l’aliquota di detrazione per spese sostenute tra il 01/07/2020 e il 31/12/2021. In alternativa alla detrazione diretta, i soggetti beneficiari possono optare per lo sconto in fattura o per la cessione del credito d’imposta ai fornitori che hanno effettuato gli interventi o ad altri soggetti, ivi inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari: in tal caso, il cliente non dovrà pagare nemmeno un euro per eseguire lavori ammessi all’incentivo e che rispettino i requisiti previsti. Per maggiori chiarimenti sul Sisma Bonus al 110% rimandiamo il lettore ad un nostro precedente articolo (clicca qui).

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